Gianni
Mattioli
Min. per le Politiche Comunitarie
La Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione Europea è ormai una realtà. Con la proclamazione
da parte del Consiglio europeo di Nizza, l'Europa fa un deciso passo
in avanti nella trasformazione di uno spazio, come sin qui si è
identificato, geografico ed economico, in uno spazio comune di diritti,
trovando un nuovo, straordinario elemento di condivisione rappresentato
dal riconoscimento di principi e valori indivisibili e universali, la
loro tutela, il loro sviluppo. E il cittadino europeo sarà colui
che potrà godere senza limiti né discriminazioni di questi
diritti. Di più: la Carta riconosce gli stessi diritti anche
a tutti coloro che pur non essendo cittadini europei, risiedono nel
territorio dell'Unione.
La Carta non è solo una nuova formulazione di diritti politici
e civili che già costituiscono la base fondante delle Costituzioni
europee e delle Convenzioni internazionali. Questa sarà anche
la Carta dei diritti sociali e dei diritti economici, dei diritti ambientali
e dei diritti di ultima generazione figli del progresso scientifico
e tecnologico.
E la diffusione della Carta tra i cittadini rappresenta passaggio fondamentale
per favorire una sempre maggiore crescita di questa identità
europea. Le audizioni con i cittadini organizzati (associazioni di imprenditori,
consumatori, ambientalisti, sindacati, centri sociali, terzo settore)
promosse dal Ministero per le Politiche Comunitarie lo scorso settembre
hanno costituito un primo momento di consultazione e condivisione, abbiamo
raccolto indicazioni e proposte che il governo italiano ha fatto proprie
e trasferito in sede di Convenzione nella fase di costruzione del progetto
di Carta.
L'Italia è stato l'unico Paese dell'Unione a fare ciò.
Vogliamo continuare e migliorare il nostro impegno affinché la
Carta diventi qualcosa di familiare a tutti i cittadini italiani. Non
soltanto per l'importanza e il valore dei suoi contenuti.
Ma la Carta è anche la prima tappa di quel progetto politico
europeo che ha come naturale approdo la Costituzione Europea. Si apre
una grande stagione di riforme, l'occasione per rilanciare i grandi
ideali intorno ai quali i cittadini europei decideranno di fondare il
proprio senso di appartenenza. E l'Europa dei popoli e dei cittadini
non potrà esser tale senza una ampia partecipazione popolare.
Gianni Mattioli
Min. per le Politiche Comunitarie
Romano
Prodi
Presidente della Commissione Europea
Per la Commissione la proclamazione
è l'espressione concreta dell'impegno delle istituzioni a rispettare
la Carta in tutte le azioni e le politiche dell'Unione. La Carta è,
infatti, lo strumento che permette di controllare l'esercizio delle
competenze comunitarie in materia di diritti fondamentali. I cittadini
e le cittadine possono contare sulla Commissione che farà rispettare
la Carta in tutti gli aspetti della vita dell'Unione, sia al suo interno
che nei rapporti con i paesi terzi.
Nel firmare questa Carta, in nome della Commissione, guardo al futuro
e sono convinto che la proclamazione rappresenti una pietra miliare
nell'evoluzione della tutela dei diritti fondamentali nell'Unione, una
base solida per il rafforzamento di tale tutela, nonché un punto
di partenza per inserire, come auspica di poter fare la Commissione
il più presto possibile, la Carta nei trattati costitutivi dell'Unione.
Nizza, 7 dicembre 2000
Prof. Romano Prodi
Presidente della Commissione europea
Giuseppe
Gambale
Sottosegretario alla Pubblica Istruzione
Cittadini d'Europa
Se è finalità della scuola - così è scritto
così nei nostri ordinamenti - la "formazione dell'uomo e
del cittadino", quale ambito migliore per promuovere la nuova cittadinanza
europea? Quanti hanno a che fare con i giovani sanno bene che gli orizzonti
ampi stanno già nel loro bagaglio quotidiano: ha già una
dimensione sovranazionale il loro modo di divertirsi, di fare amicizia,
di scambiare informazioni… Fra breve anche la moneta europea aggiungerà
dinamismo e una percezione più tangibile al senso d'avere una
grande patria in comune con gli amici spagnoli o irlandesi… E
la "Carta europea dei diritti"? Sarebbe una lacuna grave non
percepire che in quelle frasi sintetiche c'è più che un
elencazione di principi: c'è la forma di una civiltà che
può e vuole continuare ad essere un faro nel mondo. Penso solo
ad un breve enunciato, là dove è detto che "L'Europa
difende la vita" escludendo esplicitamente in ricorso alla pena
di morte. Essere Europei, dunque, coincide con una scelta forte, non
scontata, in favore dell'uomo, di qualsiasi uomo, proprio perché
tale. Già questa scelta esprime quel patrimonio di valori che
nel vecchio continente si sono fatti strada dentro una storia sofferta:
un patrimonio di cui andare fieri e da custodire. Ma c'è pure
tanto spazio al futuro in questa Carta, perché una civiltà
che si dichiara per l'uomo oggi è sollecitata e sfidata da nuove
situazioni. Ed ecco allora l'attenzione alla dignità e alla libertà
delle persone da coniugare con la libertà della scienza e delle
applicazioni tecnologiche o con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione.
Questa Carta (e, forse, un giorno la Costituzione Europea) è
consegnata dunque anche e soprattutto ai giovani che si stanno formando:
è un punto di partenza, è un invito, è un impegno
a far maturare nella propria esperienza di vita il senso di una costruzione
collettiva. 54 articoli: la struttura minima ma solida di una casa che
già tiene assieme tanti popoli assai diversi e che vuole tenere
le porte e le finestre aperte sul mondo.
Giuseppe Gambale
Sottosegretario alla Pubblica Istruzione
Nicole
Fontaine
Presidente del Parlamento europeo
Firmare questa Carta, significa,
impegnarsi nella vita di tutti i giorni dei cittadini, come nei più
solenni degli atti ufficiali.
Nel momento in cui le tre istituzioni europee firmano
insieme la prima Carta comune che definisce i diritti fondamentali di
tutti gli uomini e le donne che vivono sul territorio dell'Unione europea,
io spero che il Consiglio europeo acconsentirà presto ad accordarle,
all'interno dei Trattati, quella forza giuridica che ne condiziona la
credibilità e l'efficacia.
Per quel che concerne il Parlamento europeo, poiché
io firmo la Carta a suo nome, desidero che tutti i cittadini dell'Unione
sappiano che a partire fin da ora, come se dovesse essere un'anticipazione
sulla sua piena trascrizione giuridica all'interno dei Trattati, la
Carta sarà la legge dell'assemblea che loro hanno eletto a suffragio
universale. Essa sarà, d'ora in avanti, il nostro punto di riferimento
per tutti gli atti del Parlamento europeo che avranno un legame diretto
o indiretto con i cittadini di tutta l'Unione: in tal maniera noi ci
impegniamo.
I cittadini europei possono contare sul Parlamento
europeo affinché essa venga rispettata in tutti i diversi aspetti
della vita dell'Unione europea.
Nizza 7 dicembre 2000
Nicole Fontaine
Presidente del Parlamento europeo
Umberto
Agnelli
A che serve la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea?
Certamente contribuisce a rafforzare una grande tradizione
culturale che dall'Illuminismo a Kant, dai Padri Fondatori degli Stati
Uniti d'America alla Rivoluzione Francese, giunge fino a noi attraverso
la Dichiarazione dei Diritti Umani dell'ONU del 1948 e al recente Vertice
Europeo di Nizza.
Una cultura che mette la persona al centro.
E fa della lotta alla sopraffazione, all'ingiustizia, ai dispotismi,
la sua bandiera.
Se a questo soltanto dovesse servire la Carta dei Diritti Fondamentali
dell'Unione Europea, sarebbe comunque un risultato importante.
Ribadire che l'Europa di oggi ha nel proprio patrimonio genetico la
cultura della tolleranza, del rispetto dell'individuo e del rispetto
degli altri popoli, della pace, della giustizia sociale e del rifiuto
della violenza non è poco.
Specie in un'epoca difficile come la nostra, piuttosto satura di conflitti
etnici o meno, in essere o pronti ad esplodere.
Tuttavia, poiché sono convinto che le norme abbiano un significato
concreto solo quando prevedono chi debba farle rispettare e in che modo,
temo che la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, fermo
restando il suo significato morale, rischi di aggiungersi alle tante
nobili dichiarazioni che l'hanno preceduta.
La Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea può diventare,
invece un fatto fondamentale se nei prossimi anni consentirà
di offrire ai cittadini europei una Costituzione europea leggibile,
democratica e non ambigua.
Se consentirà di avere tra dieci anni in Presidente di un'Europa
democratica e federale, eletto dal popolo europeo.
Quasi mezzo secolo di costruzione della Comunità Europea prima,
dell'Unione Europea poi, hanno abituato tutti noi a ritenere che l'Europa
sia destinata ad andare avanti.
Con i suoi alti e bassi, con i "normali" contrasti tra gli
Stati nazionali che ne fanno parte, con quella sorta di governo "sui
generis" che è la Commissione Europea.
Continuerà sempre così?
La costruzione dell'Europa è andata avanti abbastanza bene perché
c'era una intesa, sostanzialmente piuttosto buona, tra i Paesi del nucleo
storico degli Stati fondatori e perché la Germania ha compiuto
- e mantenuto - la scelta di coltivare i propri interessi nazionali
nell'Europa -in primis la riunificazione- e di crescere nell'Europa.
Una scelta lungimirante e tranquillizzante per tutti.
Che la Germania ribadisce anche oggi, anche quando il suo ruolo demografico,
politico ed economico è ormai vistosamente superiore a quello
degli altri Paesi membri.
Durerà per sempre questa ultra-cinquantennale volontà
e disponibilità tedesca a crescere nell'Europa?
Anche quando con l'allargamento della U.E ai Paesi ex comunisti dell'Europa
centrale e orientale, il ruolo della Germania sarà ancor più
importante di adesso?
Soprattutto, accetterà ancora la Germania, di crescere in un'Europa
che potrebbe rischiare di non crescere?
In un'Europa che, priva di un vero governo europeo, rischierebbe di
compromettere -sia il futuro dell'euro che c'è già,
-sia di questo embrione di difesa europea che sta nascendo?
Umberto Agnelli
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Luigi
Berlinguer
Presidente Commissione Parlamentare Affari Europei
Camera Deputati
La costruzione della
Carta dei diritti: un processo aperto e in evoluzione
A Nizza, nel dicembre scorso, si è concluso il processo di elaborazione
della Carta dei diritti fondamentali, composta da 54 articoli, che riaffermano,
rendendoli più visibili, i valori ed i principi derivanti dalle
tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni agli
Stati membri.
I detrattori della Carta hanno sostenuto, non senza ragione, che in
tutti i paesi del mondo i diritti fondamentali sono l'espressione spirituale
di una comunità e che, le profonde divisioni culturali tra i
popoli che compongono l'Europa, rappresentano un grande ostacolo sulla
strada dello sviluppo di un corpo organico e univocamente interpretabile
di diritti dell'uomo e del cittadino.
Pur convenendo sull'esistenza delle diversità culturali, ritengo
possibile e auspicabile la definizione di un nucleo condiviso di valori
essenziali.
Le diversità, infatti, coesistono con elementi storici e culturali
comuni ai popoli europei. Si tratta allora di individuare questi elementi,
creando intorno ad essi un ampio consenso, senza tuttavia cancellare
le diversità, che, meritano di essere valorizzate come espressione
della ricchezza dell'Europa.
Creare un'identità comune nella diversità.
E' questa la sfida cui sono chiamati tutti i paesi, non solo quelli
europei; sfida imposta dai tempi nuovi, nei quali la pacifica coesistenza
sociale passa attraverso l'affermazione di valori di tolleranza e di
inclusione, ma anche attraverso nuovi sentimenti di appartenenza e d'identità.
A livello comunitario, la definizione di una base comune e condivisa
di principi e di valori è stata giustamente considerata non solo
necessaria, ma anche urgente.
I compiti attribuiti all'Unione europea dal trattato di Amsterdam in
materia di cooperazione giudiziaria, di polizia e d'immigrazione, i
cambiamenti strutturali del mercato del lavoro e i loro riflessi sull'attività
comunitaria, la globalizzazione dell'economia e le sue ripercussioni
sulle relazioni esterne dell'Ue, hanno, infatti, reso più urgente
l'individuazione dei diritti su cui deve basarsi l'azione dell'Unione.
Questa esigenza non ha avuto risposte adeguate dal trattato di Amsterdam,
i cui progressi nel riconoscimento del principio di tutela dei diritti
fondamentali si applicano in modo molto limitato nei settori della politica
estera e di sicurezza e della giustizia e affari interni.
Inoltre, la Carta dei diritti è la base su cui fondare l'identità
della cittadinanza europea nei confronti del resto del mondo, compresi
i paesi candidati (paesi dell'Europa centrale e orientale, Cipro, Malta
e Turchia), che saranno chiamati a aderire a questi valori, e per promuovere
il superamento del deficit di comprensione, di consenso e di legittimazione
democratica dell'Unione.
La definizione di valori comuni è dunque un obiettivo necessario,
ma anche complesso; richiede tempo, un approccio graduale e deve essere
concepito come un processo in continua evoluzione.
In quest'ottica la Carta dei diritti approvata a Nizza rappresenta senz'altro
un compromesso utile e importante, perché ha permesso di raggiungere
un risultato non scontato: l'individuazione per la prima volta di un
nucleo di valori e di diritti condivisi da tutti gli Stati membri, attraverso
un metodo di tipo democratico e partecipativo.
La Carta riconosce importanti diritti, come quelli riguardanti la bioetica
(divieto di clonazione riproduttiva per gli esseri umani), le tecnologie
dell'informazione (diritto alla protezione dei dati di carattere personale)
e l'ambiente (diritto alla salvaguardia dell'ambiente).
Essa si occupa anche degli aspetti sociali, con norme che affermano
il diritto all'assistenza e alla sicurezza sociale, al fine di combattere
l'esclusione e la povertà, il diritto dei lavoratori all'informazione
e alla consultazione nell'ambito dell'impresa, il diritto di negoziazione
e di azione collettiva, la tutela contro il licenziamento ingiustificato,
il diritto ad un livello elevato di protezione della salute e dei consumatori,
ecc.
Il compromesso raggiunto lascia, tuttavia, irrisolte diverse questioni
sulle quali accorrerà confrontarsi in vista della prossima revisione
dei trattati prevista per il 2004.
Il primo aspetto riguarda il carattere sostanzialmente non innovativo
della Carta.
L'innovazione scientifica e tecnologica ha determinato un notevole aumento
delle figure di diritti riconosciuti, tra i quali il diritto all'identità,
il diritto alla salute (tutela dell'ambiente, biotecnologie, cibi geneticamente
modificati), il diritto al suicidio assistito, i diritti dei consumatori,
ecc.
Le stesse innovazioni e le questioni relative ai processi migratori
pongono nuovi problemi nell'ambito dei diritti sociali e d'inclusione.
Luigi Berlinguer
Presidente Commissione Parlamentare Affari Europei
Camera Deputati
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Prof.
Tullio De Mauro
Ministro della Pubblica Istruzione
Far conoscere a tutti gli studenti
e ai loro insegnanti i contenuti della Carta Europea dei Diritti fondamentali:
è questo lo scopo che ci siamo prefissi quando abbiamo deciso
di aderire alla convenzione per un programma nazionale di comunicazione
sulla Carta dei Diritti.
Credo che abbiamo la volontà e i mezzi per
farlo. E non mi riferisco soltanto a quella naturale simpatia verso
il concetto dell'integrazione europea che è propria della nostra
società. Penso invece a un'Europa che sia sempre più realtà
visibile e tangibile anche nel mondo della scuola. Non solo cioè
attraverso la conoscenza dei grandi principi di libertà, uguaglianza
e solidarietà enunciati dalla Carta, ma anche con azioni concrete,
come i programmi di mobilità Socrate, Leonardo e Gioventù
che a quei principi si ispirano per creare nei fatti un comune sentimento
di cittadinanza europea, attraverso esperienze di istruzione e di formazione
nei paesi dell'Unione.
Né va dimenticato che il vasto processo di
riforma della scuola avviato in questi anni, dall'innalzamento dell'obbligo
scolastico all'autonomia, dal riordino dei cicli alla stessa riforma
universitaria, cerca di rispondere proprio a una della maggiori "sfide
globali" del nostro tempo, comune a tutta l'Europa e non solo:
quella della creazione di una società basata sulla conoscenza.
Un obiettivo verso il quale sempre più si concentra l'attenzione
dei paesi dell'Unione e che fa delle politiche educative il perno centrale
del nostro progresso.
E un'ultima annotazione: l'importanza dello studio
delle lingue, come strumento di comunicazione e di creazione della cittadinanza
comune europea. Ce lo ricorda il fatto che il 2001, oltre ad essere
il primo anno di vigenza della Carta dei Diritti, è stato proclamato
dall'Unione Europea e dal Consiglio d'Europa "anno europeo delle
lingue". Ma già da qualche anno la scuola italiana si è
attrezzata per rispondere meglio alla crescente domanda, dei giovani
e delle loro famiglie, di imparare meglio le lingue, a cominciare dai
quattro grandi idiomi dell'Europa e del mondo, inglese, francese spagnolo
e tedesco. Iniziative che hanno perso ormai il loro carattere "sperimentale"
e che, con l'entrata a regime della riforma e dei nuovi curricoli scolastici,
saranno una realtà accessibile a tutti.
Concludo rivolgendo un caloroso saluto a quanti,
studenti, giovani, insegnanti e operatori della scuola si apprestano
a dedicare un po' del loro tempo e della loro attenzione alla Carta
Europea dei Diritti fondamentali, fiducioso che a questo loro sforzo
sempre più corrisponderanno, grazie anche all'Europa, nuove e
maggiori opportunità nella loro vita sociale e professionale.
Prof. Tullio De Mauro
Ministro della Pubblica Istruzione
Lucio
Levi
Docente di politica comparata dell'Università degli Studi di
Torino
Carta dei diritti e
Costituzione europea
Per interpretare il significato politico della Carta
europea dei diritti fondamentali e per rispondere al quesito se la Carta
possa essere definita come un aspetto di un processo costituente della
Federazione europea, bisogna affrontare quattro temi: le ragioni politiche
della Carta dei diritti, la natura della Carta, i limiti della Carta,
la procedura per l’elaborazione della Carta.
1. Perché una Carta europea dei diritti?
Per individuare le ragioni che hanno determinato la decisione, presa
dal Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo a Colonia il 3
e 4 giugno 1999, di redigere una Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
europea, è necessario inquadrare questa decisione nel contesto
del processo di unificazione europea. Il significato di qualsiasi discorso
dipende dal contesto nel quale lo collochiamo, cioè dalle relazioni
significative tra ciò di cui parliamo e il resto della realtà.
Alla fine del Settecento le rivoluzioni americana e francese trasformarono
quelli che erano sudditi di monarchie assolute in cittadini titolari
di diritti e non più soltanto di doveri. Oggi si impone l’esigenza
di estendere la rivoluzione dei diritti sul piano internazionale, in
quel settore della vita politica che appartiene ancora allo “stato
di natura” ed è il terreno dello scontro diplomatico e
militare tra gli Stati. Non si possono continuare a ignorare quei gruppi
di cittadini, quei movimenti della società civile che pretendono
di partecipare alla formazione delle decisioni politiche che si prendono
sul piano internazionale, che esigono che i loro diritti siano riconosciuti
anche sul piano internazionale.
Finora in Europa la protezione dei diritti fondamentali era assicurata
dagli Stati. Tutto ciò era considerato sufficiente. Tuttavia
sul piano continentale, in un grande spazio che dal 1950 a oggi si è
progressivamente allargato fino a comprendere 41 Stati e 800 milioni
di abitanti e si estende da Brest a Vladivostok, esisteva la giurisdizione
della Corte europea dei diritti dell’uomo, il primo tribunale
che sia stato istituito nel corso della storia per proteggere i diritti
dell’uomo sul piano internazionale.
1.1. Crisi delle istituzioni e unificazione europea
Ma l’esigenza di fornire una base costituzionale a un sistema
di governo, che operi sul piano internazionale, che riconosca i diritti
dei cittadini e si fondi su procedure democratiche di decisione, si
è espressa in un’area più limitata: quella dell’Europa
dei Sei, che oggi è diventata l’Europa dei Quindici ed
è destinata ad allargarsi ancora verso Est e verso Sud nei prossimi
anni. Con lo sviluppo dell’integrazione europea e più precisamente
con la formazione di uno spazio economico senza frontiere, entro il
quale circolano liberamente merci, servizi, capitali e persone, e soprattutto
con la decisione di istituire la moneta unica, i governi nazionali hanno
deciso di rinunciare all’apetto più rilevante della loro
sovranità, la quale deve, di conseguenza, essere riorganizzata
sul piano europeo, affrontando il problema costituzionale della costruzione
della statualità europea. Inoltre, dall’Unione economica
e monetaria sono scaturite due esigenze di natura autenticamente politica
relative all’attribuzione all’Unione europea della politica
estera e di sicurezza e degli affari interni e di giustizia. Si tratta,
com’è noto, del secondo e del terzo pilastro del Trattato
di Maastricht. Già la proiezione esterna dell’Unione economica
e monetaria (le relazioni commerciali e monetarie internazionali) rappresenta
un aspetto della politica estera e di sicurezza e nello stesso tempo
costituisce un incentivo a completare l’unificazione europea nel
settore delle relazioni esterne. E ciò potrà avvenire
con il trasferimento a livello europeo delle competenze relative alla
difesa, alla sicurezza e alla politica estera, in modo da consentire
all’Europa di parlare con una sola voce.
Lucio Levi
Docente di politica comparata dell'Università degli Studi di
Torino
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